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Cosa vedere a Tokyo in 3 giorni

Rainbow Bridge

Da tempo desideravo visitare il Giappone e finalmente, il sogno riposto nel cassetto per tanto tempo, è diventato realtà. Conoscere il suo popolo educato, amichevole e nel contempo riservato per me aveva una forte attrattiva. Volevo vedere come un paese altamente tecnologico potesse coniugare la sua cultura e le sue tradizioni nella quotidianità. Quante volte ho immaginato di attraversare il famoso incrocio di Shibuya facendomi trasportare dalla gente, così come andare a Kyoto nella speranza di poter incontrare una Maiko o una Geisha, bere tè matcha in una delle piccole sale da tè e magari partecipare ad una cena Kaiseki.

Qui racconto quello che abbiamo visto insieme ai nostri accompagnatori dall’Italia Ester e Andrea dell’agenzia il Viaggio che ti Manca di Iseo, assistiti, per l’occasione, da Leo guida italiana residente in Giappone da molti anni.

Giorno 1

1 – Ginza, il quartiere dello shopping

Prima di dirigerci con il nostro bus privato verso il Keio Plaza Hotel, albergo che ci ospiterà per il soggiorno a Tokyo, facciamo un giro per le vie di Ginza, quartiere dello shopping più glamour di Tokyo. Si tratta di una zona ricca di storia risalente al periodo Edo (1603-1868), periodo nel quale vi fu costruita una zecca dove venivano coniate monete d’argento. Percorrendo la via principale ci si imbatte nei grandi magazzini storici di Tokyo dove si possono trovare prodotti di altissima qualità. Questo quartiere è l’ideale se si vuol fare shopping o, come nel nostro caso, fare una sosta per il pranzo, visti i tantissimi ristoranti presenti nei grandi magazzini e nei centri commerciali. Qui si trovano inoltre moderne gallerie d’arte ed il teatro Kabukiza dove vanno in scena spettacoli di Kabuki. Tra le altre cose, durante il fine settimana, la via principale diventa una zona pedonale.
Mentre con il nostro bus giriamo per la città, Leo, oltre a fornirci vari riferimenti storici, ci racconta di come vive la quotidianità una famiglia giapponese.

Vetrina natalizia a Ginza
Vetrina natalizia a Ginza

La prima impressione che ho avuto di Tokyo è quella di essere stata catapultata in un manga. Tantissima gente affolla le strade, cartelloni pubblicitari ovunque, davanti ai ristoranti la riproduzione in plastica del cibo che si può consumare all’interno, il tutto per aiutare i turisti a scegliere il piatto desiderato visto che praticamente tutti parlano solo il Giapponese: quanto è lontana l’Italia!!!! Ti rendi conto che le ragazze con la divisa da scolaretta o marinaretta con capelli dai colori più strani esistano veramente e le vedi ferme a chiacchierare ad una fermata dell’autobus.

Ragazze Giapponesi
Ragazze Giapponesi

Mi sto rendendo conto che visitare il Giappone vuol dire accostarsi ad un mondo che noi non conosciamo, occasionalmente visto in TV o in qualche film. Quante volte mi sono posta la domanda se fosse tutto come comunemente si immagina oppure l’impatto con la realtà avrebbe creato una visione nuova e inaspettata. Penso che solo alla fine del viaggio sarà possibile dare una risposta attendibile.

Raggiungiamo il nostro albergo il Keio Plaza Hotel situato nel quartiere dei grattacieli di Shinjuku, a soli 5 minuti a piedi dalla Stazione Ferroviaria, location perfetta per chi vuole visitare la città. L’albergo è enorme, la nostra stanza al 21esimo piano è grande e confortevole ed abbiamo la fortuna di avere una vista mozzafiato sul Monte Fuji.

Vista dalla nostra stanza Keio Plaza Hotel
Vista dalla nostra stanza Keio Plaza Hotel

2 – Giorno 1 sera: Tokyo by night – Odaiba e Shibuya Crossing

Dopo una piacevole cena in albergo riprendiamo il nostro bus per il giro di Tokyo by night. Questa volta ad accompagnarci abbiamo Rei una guida Giapponese che parla molto bene italiano e che mentre percorriamo le vie di Tokyo ci racconta scorci di vita giapponese e ci dà informazioni sulle varie attrazioni.

Ci dirigiamo verso il quartiere di Odaiba che si estende nella zona della baia di Tokyo. Si tratta di un’area piacevole e innovativa per chi vuole dedicarsi allo shopping o fare belle passeggiate negli spazi verdi a ridosso della baia. Qui si incontrano centri commerciali, parchi tematici e musei interattivi, senza dimenticare edifici bellissimi e grattacieli futuristici.

Impossibile non notare la celebre riproduzione di Gundam che, con i suoi 20 metri di altezza, domina l’ingresso del centro commerciale DiverCity. Questo Gundam è stato inaugurato nel 2017 e sostituisce la versione statica originale; durante il giorno è possibile assistere alla trasformazione della statua in due modelli diversi di Gundam. Devo dire che meraviglia soprattutto la sua imponenza !!!!

Gundam
Gundam

Non lontano dal famoso Gundam troviamo la Statua della Libertà, replica dell’originale, eretta nel 2000 come omaggio al rapporto di amicizia tra il Giappone e la Francia. Anche se cozza un po’ con il contesto giapponese, la sua posizione è un punto privilegiato da cui si gode una vista incredibile della baia di Tokyo e del Rainbow Bridge.

Statua della Libertà - Tokyo
Statua della Libertà – Tokyo

Il Rainbow Bridge “non più arcobaleno ma bianco!” è comunque molto bello e collega l’isola artificiale di Odaiba alla città di Tokyo. Il Rainbow Bridge è diventato il simbolo di questo quartiere ed è sicuramente uno dei punti più suggestivi, soprattutto al tramonto, quando le luci del ponte si accendono e tutto diventa magico. Per chi volesse attraversarlo a piedi, oltre alle due corsie per i veicoli, il ponte offre due percorsi pedonali da ambo i lati.

Rainbow Bridge
Rainbow Bridge

Da Odaiba ci dirigiamo verso Shibuya Crossing. Questo incrocio è l’essenza della vita urbana giapponese, probabilmente l’incrocio pedonale più trafficato al mondo con ben 3000 persone che lo attraversano ogni due minuti. Mentre ci incamminiamo verso Shibuya Scramble, così viene chiamato localmente, mi chiedo cosa può spingere tante persone di ogni estrazione sociale ed età a vivere un’esperienza tanto inusuale. La prima impressione osservando la moltitudine di persone che aspettavano ordinatamente il cambio di colore del semaforo è stata “ed ora in mezzo a questo tsunami di persone verrò trasportata dall’altra parte della strada come un’automa”. Invece al verde del semaforo mi sono lasciata trasportare come ipnotizzata dalle luci lampeggianti e dai i rumori elettrici tanto da non essermi accorta di avere attraversato la strada. Anche se può sembrare sciocco, questa esperienza è davvero pazzesca ognuno cammina verso la propria meta, immerso nei propri pensieri, pur facendo parte di questo tsunami di persone.

Shibuya Crossing
Shibuya Crossing

Non potevamo non andare a vedere la statua eretta a ricordo di Hachikō anche perché Shibuya è anche sinonimo della tenera ed incredibile storia di un cane di razza Akita che viveva in questa zona negli anni venti. L’Akita Hachikò accompagnava ogni giorno il suo padrone, il professore Ueno, alla stazione di Shibuya e rimaneva ad aspettarlo fino al suo ritorno dal lavoro. Hachikō ogni giorno per un anno si comportò in questo modo. Un giorno il suo padrone non tornò perché colpito improvvisamente da un’emorragia cerebrale che purtroppo si rivelò fatale. Hachikō continuò ad aspettare il suo padrone e, incredibilmente, tornò nello stesso punto di Shibuya ogni giorno per i successivi 9 anni.

La lealtà di Hachikō fu portata all’attenzione di uno degli studenti del professore che rese pubblica questa storia incredibile e nel 1934 fu eretta, davanti alla stazione di Shibuya, una statua per celebrare lo spirito di questo cane. Hachikō, purtroppo, morì l’anno successivo ma il suo ricordo continua a vivere in Giappone e nel mondo tanto da diventare l’ispirazione per il film di Richard Gere A Dog’s Tale, uscito nel 2009. Sono sincera, mi sono commossa nel vedere la statua di questo meraviglioso cane.

Statua di Hachikō
Statua di Hachikō

Giorno 2

Dopo aver fatto colazione in albergo, alle 08:30 partiamo, con il nostro bus privato, alla scoperta di Tokyo. Ci accompagna nuovamente Leo, la nostra guida locale, che starà con noi tutto il giorno.

1 – Giardini Orientali del Palazzo Imperiale

Casa della Guardia Imperiale e ingresso Kikyomon ai Giardini Orientali del Palazzo Imperiale
Casa della Guardia Imperiale e ingresso alla porta di Kikyomon ai Giardini Orientali del Palazzo Imperiale

La nostra prima tappa è il Palazzo Imperiale di Tokyo, residenza ufficiale della famiglia imperiale sin dal 1868. Il palazzo sorge su un terreno storico che un tempo ospitava il Castello di Edo, costruito nel 1457. Il castello che, all’epoca, era la più grande fortezza del mondo, passò di mano numerose volte e subì diverse trasformazioni prima di diventare il Palazzo Imperiale. Nel 1888 fu costruito un nuovo palazzo che, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu distrutto e successivamente ricostruito nello stesso stile. La residenza moderna fu progettata dal famoso architetto giapponese Shōzō Uchii, e completata nel 1993. Nonostante tutti i cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli, il Palazzo Imperiale rimane un simbolo del lignaggio imperiale e del patrimonio culturale del Giappone.

Questo magnifico Palazzo è circondato da fossati, ponti e incantevoli giardini: un’oasi verde nel centro città. Purtroppo il Palazzo è chiuso al pubblico e non è visitabile se non eccezionalmente il 2 Gennaio, durante il saluto dell’ Imperatore per il nuovo anno e il 23 Dicembre giorno del compleanno dell’attuale imperatore.

Visitiamo pertanto gli splendidi Giardini Orientali che circondano il Palazzo e creano un’oasi di serenità nel cuore della città. I Giardini Orientali, situati nella parte Est del parco, si estendono su un’area di 210.000 metri quadrati e, in passato, ospitavano le costruzioni di difesa del castello di Edo che purtroppo non esistono più. Oggi ospitano un giardino tradizionale giapponese, un padiglione per il tè ed i resti della torre del castello.

Sala da tè Suwano-chaya nei Giardini Orientali
Sala da tè Suwano-chaya nei Giardini Orientali


I Giardini Esterni, o Giardino Nazionale Kokyo Gaien, sono un grande spazio aperto di fronte al palazzo dove i visitatori possono godere della vista del ponte Nijubashi e della porta principale. Ulteriore oasi è costituita dal Parco Kitanomaru area pubblica che un tempo ospitava la residenza privata dello shogun. Oggi presenta diverse attrazioni tra cui il Museo delle Scienze e la Nippon Budokan Indoor Arena.

Torniamo al nostro bus per spostarci verso il Quartiere di Asakusa ed il Tempio di Senso-ji.

Il doppio ponte di Nijubashi giardini del Palazzo Imperiale
Il doppio ponte di Nijubashi giardini del Palazzo Imperiale

2 – Quartiere di Asakusa e Tempio di Senso-ji

Ed eccoci arrivati ad Asakusa una delle tante zone di Tokyo che abbiamo previsto di visitare durante il nostro viaggio. Il quartiere di Asakusa è uno dei quartieri più tradizionali di Tokyo dove si incontra il giusto connubio tra tradizione e modernità.

Prima di entrare nella famosa via di Nakamise che porta al Tempio di Senso-ji, siamo saliti all’ottavo piano dell’Asakusa Culture Tourist Information Center, dalla cui terrazza panoramica, da un lato si può vedere il Kaminarimon, Nakamise Street ed il Tempio di Senso-ji, mentre dalla parte opposta si ha una splendida vista del Tokyo Skytree e della Asahi Flame.

Nakamise street ed il Tempio di Sensoji
Nakamise Street ed il Tempio di Sensoji

Il Tempio di Senso-ji, anche conosciuto come Asakusa Kannon Temple, si trova nel quartiere di Asakusa ed è il più vecchio dei templi buddisti di Tokyo. Fu costruito nell’anno 628 ma, l’edificio come si presenta ora, è stato ricostruito nel 1958 dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questo tempio è dedicato alla dea Kannon la cui statua, secondo la leggenda, nel 628 fu pescata da due fratelli nel Fiume Sumida. Pur ributtandola in acqua la statua, inspiegabilmente, tornava sempre da loro, pertanto i due fratelli, interpretando l’evento come qualcosa di soprannaturale, decisero di costruire un tempio dedicato alla dea.

Tempio di Senso-ji
Tempio di Senso-ji

L’entrata al tempio avviene attraverso la porta rossa Kaminarimon (Porta del Tuono) che è la porta esterna del tempio di Senso-ji. Qui è appesa una gigantesca lanterna rossa con dipinti in nero gli ideogrammi “Kaminari” e “Mon”. Questa lanterna è alta 3.3 metri e pesa circa 100 kg. A difesa della porta ci sono le statue di Raijin e Fujin, rispettivamente il dio del tuono e del vento.

Lanterna rossa
Lanterna rossa

Dopo aver varcato la porta esterna, si segue una strada lunga circa 250 mt la Nakamise Street che conduce alla seconda porta del tempio denominata Hozomon. Questa via è piena di negozietti dove si possono acquistare souvenirs, cibo, bevande e articoli tradizionali Giapponesi.

Negozio tradizionale
Negozio tradizionale

Oltre la porta Hozomon si trovano la sala principale del tempio e una pagoda a cinque piani.

Pagoda rossa a 5 piani
Pagoda rossa a 5 piani

Al suo interno si trova il santuario principale, completamente placato in oro, che ospita l’immagine originale della dea Kannon. Un grande braciere per l’incenso, sempre acceso, è posizionato all’esterno della sala dove i fedeli si cospargono di fumo per purificare la propria anima e mantenersi in salute.

Tempio di Senso-ji
Tempio di Senso-ji

Questo luogo, per la sua maestosa struttura e l’atmosfera suggestiva, mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Osservare la gente del luogo prepararsi alla preghiera e farlo con tanta devozione, mi ha dato modo di fare alcune riflessioni.

Omikuji Senso-ji Temple
Omikuji Senso-ji Temple

E’ stato anche molto divertente pescare il mio primo Omikuji. Gli Omikuji sono delle predizioni che aiutano a conoscere il futuro, un messaggio “divino” che indica se avremo sfortuna o fortuna. Questi si possono trovare tanto nei santuari shintoisti che nei templi buddisti. Basta pagare l’offerta richiesta, di solito dai 50 ai 300 yen, e sperare di pescare il foglietto fortunato contenente una predizione divina positiva. Qualora fosse negativa è d’obbligo legare il foglietto alla rastrelliera e ritentare la sorte.

Dopo aver esplorato il tempio Senso-ji, ho curiosato nei negozi della via dello shopping Nakamise e in quelle vicine. Oltre ai tipici souvenir giapponesi, come yukata e ventagli pieghevoli, si vendono anche vari snack tradizionali della zona di Asakusa. Essendo l’ora di pranzo abbiamo voluto provare la famosa carne Kobe che a mio parere non merita la fama che l’accompagna.

Asakusa
Asakusa

3. Skytree e Bullet Elevator

Un must a Tokyo è sicuramente vedere la città dallo Skytree al tramonto. Questa torre, completata nel 2012, con i suoi 634 metri di altezza, è la torre più alta al mondo ed è visibile da vari punti della città. Di notte lo Skytree si illumina in un arcobaleno di colori che intendono richiamare la resilienza dell’acqua e dello spirito umano (blu), l’eleganza mutevole delle vesti tradizionali giapponesi (viola) e la maestosa tradizione dei koinobori (festoni di carpe) usati per celebrare la giornata dei bambini in Giappone (arancione/rosso).

Vista Tokyo da Skytree Tempo Deck
Vista Tokyo da Skytree Tempo Deck

Dopo una breve attesa saliamo in uno dei 3 ascensori super veloci (Bullet elevator). Questi ascensori salgono alla velocità di 600 m/s infatti ci sono voluti circa un minuto o poco più per arrivare alla cima. La prima impressione scendendo dall’ascensore è constatare quanto sia tutto futuristico in modo da consentire ai visitatori, attraverso questo enorme vetro, di vedere Tokyo a 360°. Siamo anche particolarmente fortunati perché la giornata é splendida e la vista incredibile. Il tempo trascorre veloce e mentre facciamo il giro del Tembo Deck il sole iniziava a scendere sull’ orizzonte.

In alcuni punti, le vetrate enormi ti danno la possibilità di vedere quasi in verticale, che, a dire il vero, per una come me che soffre di vertigini non è il massimo.

Tramonto dal Skytree Tokyo
Tramonto dal Skytree Tokyo

Poco prima del tramonto, per arrivare alla Tembo Galleria alta 450 mt., abbiamo preso un altro ascensore con lo scopo di ammirare il tramonto da una posizione più elevata.

Vedere il Monte Fuji in lontananza che lentamente diventa rosso è una sensazione incredibile. Mentre cala il buio le luci di Tokyo si accendono rivelando quanto estesa sia questa città. Le luci sembrano estendersi fino all’orizzonte, le macchine sulle strade sono piccolissimi puntini in movimento; stranamente, per poter vedere questo spettacolo, mi avvicino alle vetrate senza paura.

Glassfloor
Glassfloor

In cima allo Skytree c’è un punto dove potete mettere alla prova il vostro coraggio camminando su un il pavimento di vetro. Inizialmente non volevo proprio andarci poi casualmente, complice il buio, mi ci sono trovata sopra e, a dire il vero, non ho avuto grandi emozioni: probabilmente la percezione del vuoto è molto più evidente di giorno.


4. Tokyo by night – Shinjuku

Dopo cena visto che il nostro albergo è situato nel quartiere di Shinjuku si è deciso di fare due passi tutti insieme.

Shinjuku è sicuramente uno dei quartieri che più rappresenta Tokyo. Noto per l’intrattenimento notturno, le vibranti luci al neon e gli stretti vicoli pieni di piccoli ristoranti e bar è la zona perfetta per una serata all’ insegna del divertimento.

Omoide Yokocho
Omoide Yokocho

Dal nostro albergo, dopo aver fatto una bella camminata, arriviamo a Omoide Yokocho, che in Italiano significa “Viale della memoria”. Alle nostre spalle una Tokyo moderna con grattacieli e alberghi, di fronte questo vicolo che, al contrario, ricorda il Giappone tradizionale. Qui ci sono molti posti, chiamati Izakayas, dove poter pranzare. Il loro piatto tipico sono gli Yakitori o spiedini grigliati fatti con ogni tipo di carne e verdure: pollo, pecora, manzo, vegetariani ecc.

Izakayas
Izakayas

Sempre passeggiando arriviamo a Kabukicho, il quartiere del divertimento orientato verso un pubblico adulto (non ha niente a che vedere con il quartiere a luci rosse di Amsterdam). A Kabuchiko ci sono luci al neon in quantità industriale, bar, ristoranti, sale da gioco pachinko oltre ai famosi love hotel e locali con spettacoli solo per adulti.

Shinjuku - Kabukicho
Shinjuku – Kabukicho

Questo quartiere di Shinjuku fu chiamato Kabuchiko perché, negli anni 40, venne prevista la costruzione di un enorme teatro Kabuki, ma alla fine, per varie vicissitudini, l’opera non fu mai avviata ma il quartiere conservò il nome.

Testa di Godzilla Hotel Gracery
Testa di Godzilla Hotel Gracery

Ed ecco spuntare dal complesso dell’Hotel Gracery la famosa “Testa di Godzilla“. Questa testa, a mio avviso abbastanza impressionante, ha un’altezza di ben 12 metri e fu costruita nel 1992 in occasione del film “Godzilla vs Mothra”. Per poterla vedere da vicino é sufficiente andare al bar della terrazza sul tetto del Gracery Hotel e consumare un drink al bar.

Golden Gai
Golden Gai

Infine arriviamo a Golden Gai, zona costituita da un insieme di bar mal assortiti e malandati, dove spesso accettano solo clienti occasionali, che si trovano nei vicoli di questa parte di Shinjuku. Mentre le aree circostanti sono state sviluppate e assomigliano a qualsiasi altra zona di Tokyo, il Golden Gai di Shinjuku conserva ancora il fascino, ormai raro, del dopoguerra. Anche se normalmente non amo gironzolare nei vicoli bui questa è stata un’esperienza, anche se singolare, interessante.

Santuario Hanazono Shinjuku
Santuario Hanazono Shinjuku

Mentre passeggiamo abbiamo la fortuna di assistere al festival annuale Tori no Ichi, che si tiene al Santuario di Hanazono nel quartiere di Shinjuku. Questo festival annuale è uno dei più famosi e vivaci del Giappone e celebra la fortuna e la prosperità. Ogni anno, persone di ogni estrazione sociale, si riuniscono in questo storico santuario per una celebrazione festosa che rallegra e illumina il cuore del quartiere.

Bancarella al festival
Bancarella al festival

Qui si incontrano le tipiche bancarelle che vendono kumade (amuleti portafortuna) colorati e si assiste ai vivaci spettacoli propri della Tradizione dei Festival Giapponesi. Questo evento è un’occasione imperdibile sia per gli abitanti del luogo che per i visitatori. Se vi trovaste a Tokyo a Novembre vi consiglio di andarci perché é un’esperienza insolita e unica.

E’ stata una giornata piena ed é giunto il momento di tornare al nostro albergo.

Giorno 3

1. Meiji Jingu

Anche oggi ci aspetta una giornata piena di novità e come ogni mattina l’incontro è nella Hall alle 08:30. Il percorso in bus dal nostro albergo al Tempio di Meiji Jingu é breve e, mentre Tokyo si sta svegliando, noi siamo già all’ingresso principale davanti all’immenso Torii in legno di cipresso giapponese.

Torii d'accesso al Meiji Jingu
Torii d’accesso al Meiji Jingu

Il Santuario di Meiji si trova all’interno dell’ immenso Parco Yoyogi, uno dei più grandi e belli di Tokyo. Una volta passata sotto il mastodontico Torii mi incammino con gioia lungo l’ampio sentiero ghiaioso che conduce all’edificio principale del santuario. E’ presto e all’ombra degli alti alberi e del loro fitto fogliame, ci si sente lontanissimi dalla metropoli. Non ci sono grattacieli, niente insegne al neon, nessun rumore, siamo in quest’oasi immensa, al riparo dal mondo frenetico appena oltre il bordo di questo viale alberato.

Questa foresta è nata a seguito del dono di 100,000 alberi, provenienti da tutto il Giappone, per commemorare il grande amore tra l’imperatore Mutsuhito e l’imperatrice Shoken: decorazioni a forma di cuore si trovano un po’ ovunque!!!

Barili di sakè
Barili di sakè

Continuando il percorso, arriviamo in un luogo dove i muri ai lati del sentiero sono formati, da una parte, da barili di sakè, dall’altra da barili di vino, entrambi completamente vuoti, impilati uno sull’altro. Nei riti shintoisti si utilizza spesso il sakè, per questo motivo ogni anno viene offerto, in segno di rispetto, dai produttori giapponesi, alle divinità dell’imperatore Meiji e dell’imperatrice Shoken. Di fronte ai barili di sakè troviamo quelli del vino donati dai produttori francesi (su ogni botte è indicato il nome del donatore). Dicono che l’imperatore Meiji fosse un grande estimatore del vino francese proveniente dalla Borgogna.

Torii piccolo Santuario Meiji
Torii piccolo Santuario Meiji

Ed eccoci arrivati al Santuario. Passiamo sotto un altro torii di dimensioni più contenute, ma prima di oltrepassare la porta principale, è consuetudine compiere il rito di purificazione bagnandosi con l’acqua che sgorga da alcune fontane poste agli ingressi del tempio.

Entrata Santurario Menji Jingu
Entrata Santuario Menji Jingu

Oltrepassando l’entrata principale ecco il Santuario Meiji, semplice e disadorno, ma con un feeling autentico. Ricostruito nel 1958 in quanto quello originale, risalente al 1920, fu distrutto durante la seconda guerra mondiale.

Interessante è osservare le persone che si avvicinavano all’edificio principale del santuario per rendere omaggio alle divinità: due inchini, due battiti di mani, un nuovo inchino e il rito si conclude. Chissà cosa avranno chiesto?

Santuario Meiji Jingu
Santuario Meiji Jingu

Mentre pensavo a quello che avrei potuto desiderare, mi sono accorta della presenza di una pianta incredibilmente bella situata in un angolo del cortile. Noto la presenza di una corda, chiamata shimenawa, legata al tronco. Questa corda significa che l’albero è in grado di attirare gli spiriti e che abbatterlo porterebbe sfortuna.

La fortuna ci ha assistito infatti abbiamo potuto vedere un matrimonio tradizionale giapponese con rito shintoista. La sposa portava il vestito tradizionale davvero particolare, indossava un enorme copricapo che, come vuole la tradizione, nasconde le corna demoniache che hanno le donne prima di sposarsi. Durante la processione degli sposi con gli invitati ho potuto notare persino due miko, sacerdotesse del santuario.

Questo santuario è veramente bello, completamente in legno e perfettamente in armonia con la natura.

2. Quartiere di Akihabara la città elettrica per geek e otaku

Lasciamo il Santuario di Menji Jingu per dirigerci verso Akihabara che si trova nel quartiere di Chiyoda. Akihabara è anche conosciuta come Tokyo’s Electric Town ed è il luogo ideale per gli appassionati di video giochi, elettronica o a qualsiasi cosa legata al mondo degli anime o manga. Akihabara è inoltre molto apprezzata dai giovani turisti stranieri “geek” o “otaku”.

Akihabara
Akihabara

Pensavo che il nome Akihabara derivasse dai manga o anime invece prende il nome da un santuario. Dopo il grande incendio che, nel 1869, devastò la maggior parte di Tokyo, compresa l’attuale zona di Akihabara, fu costruito un santuario nella speranza che questa opera potesse propiziare il favore degli dei ed evitare il ripetersi di eventi così devastanti. Il nome prescelto fu Akiba che deriva della divinità che controlla il fuoco. Se penso a come Akihabara abbia acquisito il suo nome, non posso fare a meno di vedere un paradosso in quanto il quartiere è uno dei più folli e decadenti di Tokyo dove è difficile trovare tracce di spiritualità.

Quartiere di Akihabara
Quartiere di Akihabara

La parte che più mi ha colpita di Akihabara è stata l’esposizione molto importante, in tutto il quartiere, di personaggi anime e manga. Il quartiere è pieno di negozi specializzati in figurine, giochi e articoli riguardanti il collezionismo vintage di anime. Passeggiando per le vie si incontrano negozi molto famosi come ad esempio il Yodobashi Akiba, praticamente un centro commerciale in verticale di ben 9 piani, che dicono essere il più grande al mondo. Per gli amanti di manga e anime trovi anche il famosissimo negozio Animate di 8 piani. Se si vuol sorridere un po’ é possibile sperimentare un maid cafe, dove ragazze vestite da cameriere intrattengono con bevande colorate e vocine acute una clientela tendenzialmente maschile. Agli uomini è consentito solo un approccio verbale, assolutamente vietato qualsiasi contatto fisico.

Maid cafe
Maid cafe

Credo sia giusto dire che nessun paese ha più stranezze del Giappone. Patria di fenomeni culturali pazzeschi, è anche il luogo in cui le cose possono diventare un po’ folli. Dai manga alle lolite alle simpatiche ciambelle per gatti, Akihabara è veramente un posto strano. Alcuni lo apprezzeranno, altri potrebbero essere un po’ allarmati dalla differenza culturale e dalle forti tolleranze non così comuni altrove. Se mi è piaciuta Akihabara? Non più di tanto, ma mi ha fatto piacere vedere la parte strana di Tokyo.

3. Museo Nazionale di Tokyo

Dopo aver esplorato il quartiere di Akihabara, nel primo pomeriggio ci siamo spostati verso il Museo Nazionale di Tokyo, il più grande ed antico museo del Giappone. Questo museo si trova all’interno del parco Ueno, pertanto come prima tappa ci siamo diretti al Museo per poi proseguire con una passeggiata nel parco che, in questo periodo dell’anno, si colora di caldi colori tra il rosso, il giallo e l’arancione.

Museo Nazionale di Tokyo
Museo Nazionale di Tokyo

Questa imponente struttura che si affaccia su un tranquillo laghetto del Parco Ueno, non solo ospita una vasta collezione di opere d’arte e manufatti storici, ma è un simbolo della tradizione e della storia del Giappone. Fondato nel 1872, il museo è uno dei quattro gestiti dagli Istituti Nazionali per il Patrimonio Culturale. In particolare questo si concentra sull’arte giapponese antica e medievale nonché sull’arte asiatica propria della Via della Seta.

Portantina
Portantina

Entrando nel museo ho percepito un’atmosfera d’altri tempi, credo infatti che per entrare nel vivo della cultura giapponese una sua visita sia assolutamente necessaria. Non serve correre da una sala all’altra, ma è sufficiente concentrarsi su ciò che si ha davanti agli occhi. Nelle sue sale ordinate, con spazi concepiti per non soffocare il visitatore, ci sono pergamene, paraventi, spade e pugnali dei samurai, dipinti, ceramiche e antiche sculture buddiste disposti in modo da evitare l’effetto accumulo. Ci siamo rimasti circa un’ora e mezza; vi consiglio di andarci perché vi aiuterà a capire meglio le radici di questo popolo.

Minamoto no Yoritoma
Minamoto no Yoritoma

Uscendo dal museo, attraversando la strada, abbiamo passeggiato nel bellissimo Parco Ueno che, in autunno, diventa una tavolozza di colori. Il parco di 133 acri è una piccola oasi nel mezzo della frenetica metropoli di Tokyo. Dicono sia uno dei posti migliori per vedere, in primavera, la fioritura dei sakura.

Santuario di Daikokuten-do
Santuario di Daikokuten-do

Al suo interno vi sono moltissimi templi buddhisti e santuari shintoisti; molto suggestivo, ottimo posto per foto splendide.

Tempio di Kiyomizu Kannon-do
Tempio di Kiyomizu Kannon-do

Di fronte al Tempio di Kiyomizu Kannon-do, una riproduzione in scala ridotta dell’ omonimo tempio di Kyoto. Qui si trova anche il caratteristico pino, chiamato tsuki no matsu, che vuol dire “pino della luna” per la forma circolare dei suoi rami. Quest’albero è molto famoso in quanto è stato ritratto in un dipinto del noto artista di ukiyo-e Utagawa Hiroshige. Purtroppo come avvenuto per molte altre cose, l’albero originale andò distrutto nel Periodo Edo (1603 – 1868) a causa di una violenta tempesta, quello attuale è del 2011.

Ciliegio in fiore a dicembre
Ciliegio in fiore a dicembre

E poi mentre stai passeggiando nel parco ti trovi davanti a un ciliegio in fiore a dicembre: incredibile ma vero!!! Un consiglio: se volete visitare i luoghi di culto, controllate gli orari di apertura perché molti chiudono nel pomeriggio.
Anche questa giornata volge al termine quindi rientriamo in albergo in tempo per la cena e per rifare i bagagli. Domani si riparte verso l’area dei Cinque Laghi !!!!

Shinjuku by night
Shinjuku by night

Questi tre giorni sono stati veramente intensi, Tokyo è una città come nessun’altra, dove il vecchio ed il nuovo si scontrano. Da un lato troviamo gli antichi santuari Shintoisti mentre dall’altro svettano grattacieli futuristici, il tutto con la presenza costante di tranquilli giardini e parchi che in questa stagione, l’autunno, regalano uno spettacolo magnifico nella più varie sfumature di colori. Non puoi non amare questa citta !!!!


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